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18.05.2011
Die Aktion „Rottweil hilft L’Aquila“ geht auch zwei Jahre nach dem
schrecklichen Ereignis weiter.
Heute veröffentlichen wir den Aufsatz
eines Mädchens aus L'Aquila.
Cecilia, ein junges Mädchen aus
L'Aquila hat eine komplette Reportage geschrieben zu den Erlebnissen
der Jugend nach dem Erdbeben.
... und ihre Schilderungen sind wirklich sehr eindrücklich,
L'Aquila hautnah!
USCIRE SCALZI, SENZA GIACCA, DI NOTTE, A L’AQUILA, NON È
PROPRIO CONSIGLIABILE
Non
avremmo mai potuto immaginarlo. Non ci sarebbe mai passato per la
mente.Il 5 Aprile andavamo a Roma, io e la mia classe, per
partecipare al concorso musicale Visconti. Poi siamo venuti a
sapere che siamo arrivati secondi su 90 scuole di tutt’Italia.
Siamo partiti la mattina davanti alla nostra scuola Dante
Alighieri e siamo tornati lì la sera. È stata l’ultima volta
che l’abbiamo vista per come la conoscevamo noi.
Ma non ci
abbiamo badato a questo Ci siamo salutati tutti tra grida e risate:
'A domani!' 'Ciao ci vediamo domani!' 'Tu l’hai fatta matematica?'
'Si ' 'Allora vieni un po’ prima che me la
fai copiare!' 'Uffa domani geografia interrogaaa!' 'E va bè
dai qualcuno si farà di sicuro volontario!' 'Oi poi ti
chiamo quando sono a casa' 'Ei tu mi devi ancora raccontare
quello che è successo ieri!' 'Ci si vede domaniii!'.
E invece sarebbe passato molto più tempo prima che ci saremmo
rivisti.
Quel giorno ci divertimmo moltissimo. Se avessi saputo quello che
poi sarebbe successo, avrei cercato di godermelo ancora di più.
Tornati a casa, ognuno fece quello che faceva ogni sera: chi
chiamava l’amica, chi si vedeva un film, chi giocava con il PC,
chi cercava disperatamente di studiare per l’interrogazione del
giorno dopo e chi si mise subito a letto, sfinito. Quando in città
tutti si immersero nel sonno, nessuno pensò che li restavano poche
ore da passare nella sua casa, nel suo letto, nella sua cameretta
E così alle 3:32, tutti vennero svegliati da un rombo a dir poco
assordante, e tutti vennero travolti dalla devastazione. Non
scorderò mai quei 30 secondi. Non scorderò mai quella notte.
Nessun aquilano se la scorderà mai, perché nemmeno tutta la
fortuna di questo mondo, può aiutarti a dimenticare. Mamma e papà
ci urlavano di rimanere fermi..di aspettare che finisse prima di
prendere le scale ma non finiva più. Ricordo che riuscii
vestirmi in un tempo straordinariamente breve e che mi ci volle
nemmeno un secondo per svegliarmi. Uscii scalza, come tutta la mia
famiglia. Ma uscire scalzi, senza giacca, di notte, a L’Aquila,
non è proprio consigliabile. Non ci sono parole per descrivere quei
momenti. Per capire ti ci devi semplicemente trovare. Andammo a casa
di nonna, che è accanto alla nostra, nel suo giardino. Piano piano
incominciavano a venire gli zii non capivamo. Nessuno poteva
capire la gravità della situazione. Incominciavano ad arrivare le
prime notizie: 'La casa dello studente.. non c’è più..' 'L’ospedale..crollato..'
'Si dice che abbia superato il 6° grado..'. Mamma e papà
andarono a prendere delle scarpe e delle giacche, perché era
diventato impossibile. Alle 5 io andai dentro la macchina. Io dietro
e i miei nonni avanti. Poi cominciò a spuntare il sole. Alcuni
andarono in casa di mia nonna nonostante il pericolo per accendere
la tv ed ascoltare il Tg. 'Non può essere' pensammo tutti. I
morti salivano a ogni minuto e i dispersi erano tantissimi. Vedevamo
le immagini dei Vigili del Fuoco, unici e veri eroi della nostra
città, che toglievano macerie della casa dello studente in cerca di
qualcuno che fosse ancora vivo. Incominciarono le telefonate, ma la
rete era intasata. Panico.
Passavano le ore..chi cercava di dare conforto ai propri figli, chi
piangeva, chi rimaneva immobile a fissare il vuoto senza parlare né
muoversi. A pranzo andammo a San Nicandro, il paese della mia nonna
paterna, e grazie a Dio anche lì stavano tutti bene. La notte io e
mio fratello dormimmo in tenda, mamma e papà in macchina. Faceva un
freddo cane. Eravamo riusciti a sentire pochi dei nostri amici e la
paura non passava. Quella notte fece altre scosse, minori ma
comunque forti. Per qualche tempo, non potevamo sentire nemmeno il
rumore del bicchiere posato sul tavolo, che subito si scattava in
piedi impauriti. Ogni volta che faceva una piccola scossetta, tutti
fuori. Era un continuo. Il giorno dopo uscì sul giornale la lista
dei morti accertati.Ogni nome era un colpo al cuore..non potevi
sapere se il nome seguente era una persona per te importante, o un
conoscente, o il tuo migliore amico. Il periodo seguente i nostri
genitori mandarono via me e mio fratello, mentre loro rimasero a
L’Aquila. Tommaso da un allenatore a Pescara, io da mia zia a
Roma. In seguito io andai da un allenatrice a Chieti. In quel
periodo ci siamo divertiti molto, ma il pensiero fisso e la
preoccupazione c’era sempre.
Non finirò mai di ringraziare Paola che mi ha ospitato e mi ha
aiutato a rialzarmi in un momento che se non ci fosse stata lei non
ce l'avrei mai fatta a superarlo e non so che fine avrei fatto.
Non ci sono parole per descrivere l’aiuto che mi ha dato.Poi mamma
e papà decisero di prendere un appartamento a Pescara. Arrivammo a
Pescara e lì arrivò anche la certezza di aver perso la tua città..307
persone concittadine che se ne sono andate e non torneranno più..il
centro storico distrutto..la certezza del fatto che la vita che
avevamo sempre vissuto, quella che non avremmo mai abbandonato, era
morta. Noi eravamo morti dentro. E per rinascere ci sarebbe voluto
del tempo. Molto tempo. Forse qualcuno non ci riuscirà mai. È
facile fare una battuta, ridere e scherzare con gli amici, ma quando
hai vissuto un’esperienza simile è diverso. Basta un niente per
farti tornare nei ricordi..nella vita passata..che non tornerà mai
più. E pensare che fino a due giorni prima del 6, passeggiavamo
tranquille e spensierate sotto i portici.
Adesso quando ci ritroviamo parliamo sempre di queste cose..e poi ci
viene da chiederci: e ora? Quando guardiamo insieme una foto dei
giorni che passavamo insieme.. a scuola..a casa di qualcuno di
noi..in palestra..a Piazza D’Armi..che ormai era diventata la
nostra seconda casa. No, non si può capire e non si può
esprimere in parole. Passare 7 mesi da sfollati, con un amico ad
Alba Adriatica, un’altra sotto le tende, chi a Roma, Avezzano,
Pescara, Chieti, Teramo..è stata una cosa impossibile. La tua città
è trasformata, non la riconosci più..e ti senti un estraneo, ti
senti di averla abbandonata nel momento del bisogno. E la nostra
squadra? La nostra palestra? Quella dove passavamo interi pomeriggi
anche quando non avevamo allenamento..non è agibile. Ma gli
allenamenti riprendono. Finiamo il campionato al palazzetto di
Roseto. La forza che c’è voluta da parte della squadra, di tutti
i ragazzi e dei nostri allenatori è stata immensa Non finirò
mai di ringraziarli per averci dato qualcosa di diverso a cui
pensare in quel periodo..per averci dato la speranza e la forza
necessaria ad andare avanti. Per averci potuto far pensare che forse
non era morto proprio tutto..forse qualcosa poteva rinascere. Io
sono stata fortunata nella sfortuna. C’è chi dopo una vita di
lavoro e di sacrifici si è ritrovato senza casa e senza famiglia..
I mesi in cui non bisogna mollare sono proprio questi, per i
pendolari, per chi si è trasferito..e per tutti noi aquilani che
non abbiamo più una certezza nel nostro domani.
Sono troppe le cose che ci mancano, a partire dal bacio del buon
giorno dei tuoi genitori che entrano e alzano la tapparella nella
tua cameretta, alla strada percorsa per andare a scuola, agli amici
che ti aspettano davanti all'entrata perché sei perennemente in
ritardo, al panino con cui ogni giorno quasi ti ci strozzavi per
arrivare in tempo all'allenamento, ai 5 contro 5, alle litigate
dentro lo spogliatoio, le chiacchierate con il tuo coach che ogni
volta ti ritirava sempre su di morale e se avevo un problema
lui lo risolveva sempre, alla partitella ai campetti la sera che
mentre giocavamo vedevamo passare i dirigenti, i genitori … oppure
i nostriallenatori che passavano e si stavano con noi cinque minuti
e poi andavano a fare allenamento..al rientro a casa con papà che
guarda la TV insieme a Tommy e mamma che prepara la cena..ma
dobbiamo essere forti. Tutti abbiamo pianto, fino allo sfinimento,
fino a che non abbiamo più avuto lacrime da tirar fuori. Piangiamo
tutt’ora, e forse non la smetteremo mai. È una tragedia che
accomuna tutti noi aquilani e che probabilmente non riusciremo mai a
superare del tutto. Ma, come era stato fatto scrivere nella nostra
palestra dal mitico coach Roberto Nardecchia, che sta dando corpo e
anima nella realizzazione del progetto e per tutti i bambini e i
ragazzi della Scuola Minibasket L’Aquila e del Nuovo Basket
Aquilano: 'Sudore e Coraggio'.
Cecilia Fasciani, 14 anni,
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